Neon Indian – Psychic Chasms
11 Novembre 2009
Alan Palomo è un ventunenne di Austin, Texas, probabilmente tanto ossessionato dai Beach Boys, dai primi videogames e dalle musicassette, che decide sin dal primo progetto, Ghosthustler, di dedicarsi agli effetti che gli acidi possano suscitare su queste passioni, ad esempio prendendo colonne sonore d’infanzia o sigle d’alcune animazioni anni ‘80, rimodellandole, tagliando e ricucendo un pò ovunque con l’uso massiccio di tastiere,campionature, drum machines e registrando su nastri malandati.
Più precisamente egli stesso dichiara che la creatura Neon Indian sia nata da un pomeriggio d’estate trascorso con l’attuale visual artist della band, Alicia Scardetta, e l’intenzione di consumarlo sotto l’effetto di acidi che andò a monte, un vero peccato ma anche l’ispirazione necessaria per scrivere “Should Have Taken Acid With You“, inno lo-fi colmo di beats spaziali e tastiere dream che andrà ad occupare il cuore di “Psychic Chasms”. Il progetto inizialmente non prevedeva una band a tutti gli effetti, bensì Alan lavorava da solo sulle bozze, poi la necessità d’essere affiancato da altri musicisti s’è fatta sentire con l’esigenza di riproporre il lavoro dal vivo, portare quelle vibrazioni malinconiche in giro. Le melodie e i suoni infatti sono nostalgici, lasciano un pò il magone forse perchè celebrano memorie ventennali accantonate ma indelebili per l’enorme potenziale psichedelico che detengono (dopo aver ascoltato quest’album probabilmente vi troverete a riscoprire le sigle più allucinogene di vecchi cartoni animati giapponesi semi-sconosciuti o ancor meglio a rispolverare gli Yellow Magic Orchestra).
Psychic Chasms parte con “(AM)“, una breve ed ossessiva intro seguita da “Deadbeat Summer“, traccia che evoca spiagge crepuscolari, vento leggero e foto bruciate. S’alternano psichedelie funk (“Terminally Chill”) a soluzioni synth-pop più vicine a dei MGMT sotto oppiacei (“6669 I Don’t Know If You Know”) accomunate da testi, se vogliamo esser buoni, nichilisti. Degne di nota, tra le migliori tracce presenti, la già citata “Should Have Taken Acid With You” e l’altrettanto onirica “Local Joke“.
L’album scorre piacevolmente e la sbornia che emula non pesa soprattutto per la durata (giusta in questo caso) che non va oltre i trenta minuti. Un debutto con i fiocchi ed uno stile già ben definito, un disco che presenta caratteri forti ma soprattutto linearità ed omogeneità, traguardo per nulla semplice da raggiungere data la natura delle idee sviluppate.
Label: Lefse
Data di pubblicazione: 13 Ottobre 2009
Tracklist:
1. (AM)
2. Deadbeat Summer
3. Laughing Gas
4. Terminally Chill
5. (If I Knew, I’d Tell You)
6. 6669 (I Don’t Know If You Know)
7. Should Have Taken Acid With You
8. Mind, Drips
9. Psychic Chasms
10. Local Joke
11. Ephemeral Artery
12. 7000 (Reprise)
Fink – Sort of revolution
16 Luglio 2009

Abbandonate le strade ambient e techno degli inizi pur conservando la medesima indole nelle strutture compositive, Finian Greenhall, alias Fink, prosegue il suo percorso cantautoriale sulla scia dei precedenti Biscuits for breakfast e Distance and time in maniera complementare. Il suono è meno grezzo rispetto ai lavori precedenti, stratificato da un accurato utilizzo di basso, batteria e archi, non invasivo rispetto a chitarra e voce, che lo rende ricco e conciso allo stesso tempo. I testi traspirano semplicità, purezza e spessore, al contrario le linee vocali, soprattutto in alcuni casi (Six Weeks, Nothing is ever finished, Pigtails), tendono a ricalcare i fasti di Distance and time senza però raggiungere gli stessi ottimi risultati. Alla stesura dell’album ha collaborato John Legend e, aimè, in alcuni casi la sua influenza è deleteria, finisce per imprimere con forza un’idea swing del tutto fuori contesto. Punti di forza sono rappresentati dal pathos e la cupezza di Move on me, il downtempo genuino (Air) di Maker, l’essenzialità di Walking in the sun. Ritengo che alcune idee andassero sviluppate in maniera migliore, nonostante ciò Fink ci regala una nuova scatola d’ emozioni che trovano la loro ideale dimensione in un viaggio in macchina, in treno o semplicemente in una notte solitaria.
Tracce emblematiche: Sort of revolution, Move on me, Maker.
Etichetta discografica: Ninja Tune
Anno: 2009
Durata: 46 m
Tracklist:
1. Sort of revolution
2. Move on me
3. Six weeks
4. Nothing is ever finished
5. See it all
6. Q & A
7. If i had a million
8. Pigtails
9. Maker
10. Walking in the sun
http://www.debaser.it/recensionidb/ID_28329/Fink_Sort_Of_Revolution.htm


